Nei dipinti di Alessandro Casetti la figura umana diventa un territorio da attraversare più che da rappresentare. La pelle non è mai semplice superficie: è una membrana fragile, continuamente esposta alle pressioni del mondo. I volti emergono come apparizioni scavate da colature, fratture, stratificazioni materiche che ne destabilizzano i contorni e ne amplificano la risonanza simbolica.
Le colature non sono effetti estetici: sono il segno di emozioni che debordano, di identità che si trasformano e di fragilità che si manifestano senza difese. È una pittura profondamente contemporanea, che parla di ipersensibilità, di resistenza, di un’umanità che tenta di restare integra pur sapendo di essere vulnerabile.
La materia, nelle sue opere, non è un mezzo ma un organismo vivo. Gli smalti ad acqua scorrono, si addensano, si spaccano: un linguaggio del craquelé che trasforma la pelle in mappa, in archivio di tensioni, memorie, ferite e rigenerazioni. Le crepe non sono difetti, ma varchi attraverso cui la verità, silenziosa, può filtrare.
Sub Pelle è dunque un attraversamento. Non una mostra da osservare, ma un luogo da abitare con lo sguardo e con il corpo. La pelle diventa racconto, una maschera che si incrina per lasciare emergere ciò che pulsa sotto. In questo spazio espositivo la vulnerabilità diventa un luogo di incontro: le opere non chiedono interpretazioni, ma presenza. Sono superfici che trattengono il silenzio e lo trasformano in forma, che custodiscono il vuoto e lo rendono generativo.
Sub Pelle non racconta una verità, ma il modo in cui la verità si manifesta: lentamente, attraverso fessure minime. È un invito a guardare oltre la superficie, a sostare nelle zone fragili, a riconoscere che ciò che ci definisce davvero vive dove l’occhio non arriva.












