Il suo lavoro parte da una contraddizione intenzionale: prendere personaggi iconici della cultura pop — figure spesso piatte, pensate per un consumo rapido e una nostalgia commerciale — e restituire loro una carica emotiva: grezza, gestuale, traboccante. La pittura viene da dentro, senza filtri.
Quell’energia viscerale trasforma questi personaggi in qualcosa di più adulto, più rotto, più vivo. Non vuole rappresentarli per come appaiono, ma per come potrebbero sentirsi se fossero umani: frammentati, espressivi, deformati dalla memoria, dal tempo, da ciò che rappresentano nel nostro immaginario collettivo.
Queste opere reinterpretano la pop art attraverso la lente dell’espressionismo, con l’obiettivo di allontanare lo spettatore dal comfort estetico dell’icona perfetta e restituire un’immagine viva, imperfetta, intensa.










